CASTELLI DEL PARMENSE 26 MAGGIO 2018

In collaborazione con la Sezione Emilia Romagna

PROGRAMMA
h. 7:45 – partenza Bergamo, Piazzale della Malpensata
h. 8:30 – partenza da Milano Via Palestrina (fermata metro Loreto, uscita Piazza Argentina) davanti alla Chiesa SS Redentore
h. 10:30 – arrivo al Castello di Montechiarugolo (PR) e visita guidata.
Il castello di Montechiarugolo si erge sulla riva sinistra del torrente Enza, nella strategica posizione di confine tra il parmense ed il reggiano e poggia le fondamenta su un terrazzo naturale da cui deriva il toponimo del suo nome Monticulus Rivoli.
L’attuale struttura, costruita sui resti di un vecchio nucleo duecentesco distrutto nel 1313, mostra l’impronta quattrocentesca conferitagli da Guido Torelli, condottiero dei Visconti e insignito del feudo di Montechiarugolo nel 1406. Successivamente, nel corso del Cinquecento, quando il castello venne vissuto da illustri ospiti come Papa Paolo III e il re di Francia Francesco I, Pomponio Torelli, umanista e letterato, gli diede nuovo splendore chiamandovi artisti e pittori dell’epoca.
Con la morte del figlio Pio (coinvolto nella congiura dei feudatari nel 1612 e decapitato) finì l’illuminata signoria dei Torelli su Montechiarugolo e la fortezza fu confiscata dalla Camera Ducale.
Un piccolo fatto d’armi del 1796, passato alla storia come il primo combattimento dell’Indipendenza italiana, fu ricordato da Napoleone in una sua lettera e da Carducci nella sua orazione del “I Centenario del Tricolore”. Lo Stato Italiano lo vendette nel 1867 e venne acquistato da Antonio Marchi. È tuttora proprietà privata della famiglia.
h 13:00 – pranzo
h 16:30 – visita al Castello di Roccabianca (PR)
La fortezza di Roccabianca, sicuramente completata entro il 1453, secondo alcuni storici fu realizzata in due tempi, inglobando una torre preesistente: la parte a sud nel 1446 circa e quella verso nord attorno al 1460. In un documento del dicembre 1460 si legge che Pier Maria Rossi stava all’epoca fortificando a Rezinoldo una torre “cum lo muro grossissimo”, presso cui aveva cominciato a far costruire “un cepto” e a far scavare fosse. Dopo aver costruito l’imponente edificio, su progetto di Giacomo dal Miglio e Giacomo Lanzo, e fors’anche con apporto progettuale personale, il Rossi ne mantenne il possesso fino alla morte, avvenuta nel 1482.
Nel testamento del 1464 e con un atto notarile firmato tre anni dopo ne fece dono alla Pellegrini.

La relazione con Bianca, concomitante al legame nuziale di Pier Maria con Antonia Torelli, ebbe peraltro grande influenza sulla committenza artistica rossiana, ispirando cicli pittorici tra i più straordinari del Quattrocento italiano.
L’architettura del castello (localmente: “la Rocca”), che aveva la particolarità di sorgere proprio sul confine tra le diocesi di Parma e di Cremona, si pone nel solco della prassi costruttiva quattrocentesca, seguendo il modello tipologico di vari altri insediamenti castellani parmensi, in cui sono compresenti le funzioni militari e quelle residenziali tipiche di una corte signorile. Si sviluppa in senso orizzontale e presenta l’impianto geometrico regolare tipico dei castelli di pianura, con un cortile centrale, due torri angolari quadrate disposte sulla diagonale di base e un alto mastio a due corpi sovrapposti, situato all’interno in posizione decentrata.
Prospetti murari esterni e mastio sono provvisti superiormente di beccatelli e caditoie, che costituiscono l’apparato di difesa piombante o a sporgere. La rocca era dotata di una seconda cinta muraria, spianata nel 1557 in seguito al trattato di Gand e di un doppio fossato: l’esterno fu eliminato nel 1890, quello interno era invaso dall’acqua fino agli inizi del ‘900.
Dopo la scomparsa del Rossi il feudo di Roccabianca passò a Giovanfrancesco Pallavicino, cui subentrò il figlio Rolando e nel 1524 ai Rangoni di Modena, con il matrimonio tra il conte Lodovico e Barbara Pallavicino. Nel 1785 fu nuovamente assegnato ai Pallavicino ma nel 1851, estintasi la linea maschile, Maria Luigia d’Austria lo avocò alla Camera Ducale. Nel 1901 il castello fu ceduto alla famiglia Facchi di Brescia e da questa, privo degli arredi, nel 1968 al cav. Mario Scaltriti. Quest’ultimo, dopo averne fatto la sede per l’invecchiamento dei distillati dell’azienda Faled, ne ha promosso il restauro, l’apertura al pubblico e
l’inserimento nei circuiti turistici.
h 18:00 – partenza per il rientro a Milano e Bergamo.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO MERCOLEDI’ 23 MAGGIO

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